Picnic letterari fra acquazzoni e campanule


Quante volte, leggendo un romanzo avvincente, ci siamo ritrovati immersi in un pacifico picnic, fra le spighe e i papaveri che ondeggiano nella brezza leggera e il profumo della terra calda cotta dal sole. Gli esempi sono innumerevoli. Ma quali sono i picnic che sono rimasti maggiormente impressi nella nostra immaginazione?

Prima di cominciare questa lista una piccola avvertenza: è un elenco non esaustivo e totalmente personale, per dare un assaggio del legame duraturo e di successo che unisce picnic e letteratura.

Cominciamo da un classico della letteratura anglosassone, da una scrittrice che ci ha fatto entrare di soppiatto nella vita di paese della campagna inglese dell’800, fra le abitudini del popolo e i riti della classe aristocratica.  Scrittrice rivoluzionaria per la sua epoca, Jane Austen riesce a raccontare tradizioni ormai desuete con grazia e ironia, dando il ruolo di protagonista a forti caratteri femminili. Ne è un esempio il romanzo “Emma” del 1815, in cui la protagonista, Emma, partecipa a un picnic in compagnia di alcuni compagni di viaggio. In questo caso il picnic viene usato per permettere al lettore di provare uno dei passatempi più in voga all’epoca ma è anche un pretesto per rendere chiare tensioni fra i personaggi. A rendere più interessante l’uscita di Emma e dei suoi compagni ci pensa Jane Austen che, con il suo classico humor inglese, mette in risalto la difficoltà di avere una conversazione normale per persone abituate alle rigide regole dell’etichetta.  

Un altro picnic degno di nota è contenuto nel romanzo “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas (1844). I tre valorosi decidono di organizzare un “déjeuner sur l’herbe” nel bel mezzo di una battaglia. Devono parlare di un piano segreto, da tenere al sicuro da orecchie indiscrete, quindi scelgono come meta del loro déjeuner il Bastion Saint-Gervais, luogo conteso da entrambe le parti impegnate nella battaglia. Ovviamente la scelta del luogo per il loro pranzo non si rivelerà molto azzeccata e i nostri si troveranno circondati da un folto gruppo di nemici: i nostri moschettieri, però, avranno la meglio e, gonfi di fierezza, non lasceranno nemmeno un tovagliolo alla mercé degli avversari.

Un terzo esempio di picnic letterario di successo è contenuto nel romanzo “Al faro” di Virginia Woolf (1927). In questo caso ci troviamo di fronte a un picnic inusuale e non convenzionale, organizzato non nel solito campo ma in una piccola barca, da cui si può ammirare il faro protagonista dell’opera. Anche se ci poniamo qualche domanda sulla comodità di ingerire cibo in una barchetta che dondola fra le onde, è sicuramente un buon espediente per permettere ai personaggi di chiarire tensioni irrisolte.

Se il picnic di “Al faro” ci ha colpiti per il luogo particolare in cui si svolge, il picnic proposto da George Orwell in “1984” (1949) è organizzato in un idilliaco prato pieno di campanule. Ma la pace e la tranquillità della scena sono solo apparenti: Winston Smith, il protagonista, e la compagna Julia vedono il picnic come un momento di fuga, come un nascondiglio dallo stretto controllo del regime totalitario a cui sono sottoposti. Non si rendono conto del fatto che The Big Brother li osserva e spia anche in quel luogo pacifico. Avremmo mai pensato che un semplice picnic potesse raggiungere le prime file della letteratura distopica, inserendosi nelle sue atmosfere fantascientifiche? 

libri e picnic

Torniamo a un picnic più classico in compagnia di Gerard Durrell. Come sappiamo, non c’è niente di meglio di un picnic per passare tempo piacevole in famiglia e chi meglio dell’iconico, e ironico, naturalista può illustrarci la bellezza del caos di un picnic rovinato da mille imprevisti? Durrell avrebbe fatto della sua pazza famiglia il centro di gran parte delle sue opere. In “Il Picnic e altri guai” possiamo vivere uno dei picnic più disastrosi della storia del turismo, a bordo di una Rolls Royce decappottabile e rovinato da un improvviso nubifragio.

Il legame fra picnic e motori non si ritrova solo nei racconti di Gerard Durrell. Si tratta stavolta di un picnic reale, fatto da due scrittori di fama, da due americani nella ville lumière: Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald. In un proverbiale viaggio in auto fra Lione e Parigi, sono tanti i picnic che i due letterati si godranno: se a dividerli sono i gusti, Fitzgerald è abituato a concedersi sfizi come lo champagne e il caviale  mentre Hemingway preferisce risparmiare, è anche vero che gli acquazzoni improvvisi ci mettono il loro zampino per complicare la loro traversata, tanto che Fitzgerald arriverà ad affermare che i loro picnic “non erano adatti a persone dalla rabbia facile”.

https://www.theguardian.com/culture/gallery/2011/jul/03/literary-fiction-martinamis

http://www.picnicwit.com/literature-arts/fiction/nineteen-eighty-four-george-orwell-1949-and-michael-radford-1984/

https://www.nytimes.com/1975/10/05/archives/ernest-scott-in-paris-hemingway-and-fitzgerald-in-paris-and-on-the.html

 


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