Quattrocento anni di picnic


Il picnic è un rito imprescindibile della bella stagione. Che si abiti in campagna o in città, non c’è nessuno che non abbia mai provato l’emozione di stendersi su un prato, mangiando un’insalata di riso e bevendo una bella bibita ghiacciata.

Ma da dove nasce questo rito collettivo e cosa lo ha portato ad arrivare fino ai nostri giorni senza passare mai di moda?

Può sembrare strano, se pensiamo alla rigida etichetta che caratterizzava il momento dei pasti delle famiglie nobili dei secoli passati, ma il picnic nasce come passatempo per le classi aristocratiche. Pensato come intermezzo nelle giornate prive di impegni del beau monde della Parigi seicentesca, nella sua fase iniziale era quanto di più lontano possiamo immaginare dal cestino che tanto ci è caro.

I primi picnic non erano altro che un nuovo modo di concepire le classiche cene delle famiglie nobili, un modo stravagante per intrattenere e stupire i propri ospiti. Sembra incredibile pensarlo, al giorno d’oggi, ma in origine si tenevano esclusivamente all’interno, in stanze adattate per l’occasione.

Cos’è che li differenziava dalla classica cena? Il fatto che il pasto fosse composto da pietanze portate da ogni commensale, o che ogni invitato dovesse pagare una quota per partecipare alla serata. Si trattava, comunque, di un ricco banchetto, in cui gli ospiti assaggiavano pietanze elaborate e usufruivano di tutte le comodità offerte dal padrone di casa, allietati da un sempre presente intrattenimento musicale o teatrale.

Per cominciare ad avvicinarci al picnic che conosciamo dobbiamo spostarci oltremanica, nella Gran Bretagna del diciannovesimo secolo. La Rivoluzione Francese aveva, infatti, costretto buona parte dei primi sostenitori del picnic a fuggire dalla loro madrepatria per trovare rifugio nelle nazioni vicine: ed è proprio il Regno Unito a costituire la meta privilegiata di questi nobili fuggitivi. L’aristocrazia inglese si appropria del termine pique-niquer e lo modifica a suo modo, dandogli un duplice sviluppo.

A Londra alcuni giovani benestanti creano The Picnic Society, un’associazione che arriva a contare duecento membri. Qual era lo scopo del circolo? Ancora una volta organizzare picnic stravaganti, tenuti in stanze affittate per l’occasione, sempre seguiti da uno spettacolo teatrale messo in scena dagli stessi partecipanti, tutti attori amatoriali. Un segreto per la buona riuscita dei loro ritrovi? Ogni partecipante era tenuto a portare non solo la solita pietanza ma anche sei bottiglie di vino.

Il secondo sviluppo si avvicina maggiormente al significato che diamo noi oggi alla parola picnic, grazie all’entrata in scena della borghesia emergente. È in questo momento che il picnic comincia ad avere lo scenario che ben conosciamo e si trasforma finalmente in un pasto all’aperto.

Da cosa deriva questo cambiamento? Probabilmente il termine comincia ad essere utilizzato per indicare una pratica già in uso fin dall’epoca medievale, ovvero un piacevole momento di riposo nelle battute di caccia delle famiglie abbienti. Anche in questo caso siamo ben lontani dal nostro semplice cestino: sono, infatti, i servitori che raggiungono i padroni all’orario e al posto concordato e allestiscono una vera e propria tavolata con manicaretti di ogni tipo.

Il picnic raggiunge velocemente gli Stati Uniti e comincia a espandersi anche alle altre classi sociali. Sarà solo con il ventesimo secolo, però, che finalmente conquisterà un posto di rilievo nelle scampagnate di tutta la popolazione. Lo sviluppo dei trasporti privati e di una rete di infrastrutture pubbliche rende la campagna più accessibile per il popolo, che può beneficiare degli ampi spazi aperti un tempo riservati solamente alle ricche famiglie nobili. Chiunque può ora gustare un piacevole pranzo al sacco, preparandolo autonomamente, ed è così che vediamo la comparsa del cestino che ben conosciamo.

Ed è solo l’inizio della storia.

Cfr.

 


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